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NEWS DAL MERCATO

I RICAMBI PORTATI DAL CLIENTE: NON PER FORZA UN DANNO

Come cambia il lavoro dell'autoriparatore

Lo scorso 17 settembre si è tenuto il seminario tecnico, organizzato da CNA Ferrara, "Come cambia il lavoro dell'autoriparatore”, abbiamo affrontato il tema degli acquisti on-line
Quando si parla di ricambi portati dai clienti, la reazione di ogni autoriparatore, in prima battuta, è quella di mandiare al diavolo il proprio cliente. Il perché è presto detto: una parte del guadagno dell'autoriparatore arriva proprio dall'intermediazione del cliente. Un guadagno lecito e leggittimo, perché la corretta individuazione di un ricambio è un lavoro complesso, che deve essere pagato, ma che si scontra con un problema più grande: la presenza su internet di ricambi a prezzo di costo.
Una rivoluzione che non sarà arginabile e che porta a un fenomeno nuovo: anche se il cliente non comprerà i ricambi da solo, sempre più farà confronti online tra quanto paga il pezzo dal proprio autoriparatore e quanto lo avrebbe pagato se lo avesse comprato su internet. Questo, nonostante molti non ci pensino, è lo scenario peggiore: se il cliente si sente truffato, probabilmente non andrà a dirlo al proprio autoriaparatore, semplicemente la volta dopo cambierà, senza avvertire e senza far sapere nulla. Entriamo allora nel dettaglio di ciò che abbiamo detto il 17 settembre e cerchiamo di capire perché, se il cliente si presenta con i propri ricambi, non è il male assoluto, ma un male inevitabile.

Le critiche classiche
Per capirlo iniziamo dallo smontare alcune critiche che spesso ci vengono rivolte dagli autoriparatori quando un cliente si presenta con i ricambi già acquistati: “provate ad andare al ristorante con il vostro vino”, oppure “provate ad andare in pizzeria portandovi la mozzarella”. Si potrebbe andare avanti con altri esempi, tutti dello stesso tenore, eppure hanno tutti un vizio di forma: il ristoratore ha una licenza di somministrazione e vendita, quindi può fare compravendita di un prodotto finito (come il vino) ed è lecito che ci guadagni, mentre, purtroppo per gli autoriparatori, la licenza di artigiano non prevede questa possibilità e si margina sui ricambi grazie alla “gabola” dello sconto sul prezzo di listino.
Al di là della mera questione fiscale (se ad esempio non rilascio fattura questo problema non esiste) c'è un altro punto per cui questi esempi non funzionano, perché è vero che in pizzeria non porto la mozzarella, ma ad esempio, quando si ristruttura una casa, spesso piastrelle e finiture il cliente le compra da solo e l'impresa li installa, oppure, per rimanere in tema, è oramai assodato che i pneumatici la maggior parte degli automobilisti li compra online e va a farseli montare dai gommisti convenzionati, non una cosa bella ma oramai un dato di fatto.

Cacciare l'automobilista? Una scelta perdente
Un'altra critica, che porta poi a una soluzione drastica, è che il cliente che compra i ricambi su internet è una tipologia di automobilista che punta solo al risparmio, quindi non porta valore aggiunto e andrebbe quindi cacciato. Anzi, spesso ci sentiamo dire che, se tutti i riparatori cacciassero gli automobilisti che portano i propri ricambi, probabilmente il fenomeno si arresterebbe.
Si tratta di una sciocchezza, perché il mercato è libero e ci sarà sempre qualcuno, vuoi per un motivo vuoi per un altro, che accetterà i clienti che arrivano con il loro bel filtro inscatolato.
Invece, bisognerebbe cercare di vedere il problema da un altro punto di vista: se il cliente ha comprato i ricambi online, ha poi dovuto “scegliere” dove farli montare. Quindi se si troverà bene, l'impresa di autoriparazione avrà un cliente in più. Il tutto almeno fino a quando non saranno gli stessi venditori di ricambi a canalizzare i propri clienti.

Canalizzazione: prepararsi per rispondere efficacemente
Perché nel bene o nel male, il futuro sembra andare in quella direzione: che il venditori di ricambi “certifichi” in qualche modo tutto il lavoro, risolvendo quindi ogni problema al proprio cliente.
Ci sono già stati tentativi in questo senso e basta pensare al putiferio che scatena l'argomento nel mondo della carrozzeria dove le assicurazioni da anni cercano di canalizzare i propri clienti per capire che non è un problema da poco da affrontare nei prossimi anni.
La sfida sarà riuscire a farsi riconoscere una manodopera equa anche senza il ricarico sul ricambio.

Manodopera a un prezzo equo
La soluzione sarà quindi quella di livellare verso l'alto la tariffa di manodopera: sia per chi porta i ricambi sia per le flotte e chiunque cerchi di canalizzare. Per questo serve una nuova coesione nel comparto degli autoriparatori, specie meccanici, che operi un drastico aumento tariffario a fronte di un maggiore sconto sui ricambi. Lo ripetiamo: l'impresa artigiana, per lo stato italiano, guadagna sulla propria manodopera, il fatto che oggi non sia così è una stortura e il rischio è che, entità più grandi, se ne approfittino mangiandosi il già esiguo guadagno dei riparatori.

In ogni caso abbiamo stilato unelenco dei motivi per cui un privato non dovrebbe comprare i propri ricambi online, perché nonostante sia un fenomeno inarrestabile si può cercare di sensibilizzare i clienti.

 

 
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